Doppia spesa vuol dire impegnare due volte gli stessi soldi: prometterli a una persona, e promettere le stesse unità a un’altra prima che qualcuno se ne accorga.
Col contante è impossibile, e non perché sia vietato. Una banconota è un oggetto, e gli oggetti possono stare in un posto solo. Quando la consegni, non l’hai più. Il lavoro lo fa la fisica.
Qualunque cosa digitale perde questa proprietà. Copiare un file produce un file identico, e «mandarlo» in realtà è duplicarlo: l’originale resta a te. Quindi la protezione deve venire da un’altra parte.
Non viene dal rendere il denaro impossibile da copiare. Viene da un arbitro: un’istituzione che tiene l’elenco e lo controlla prima di accettare di cambiarlo. Ed è per questo che la doppia spesa, in fondo, non è un problema di copie. Succede ovunque ci sia un buco di tempo prima che qualcuno controlli — un assegno che negli anni Ottanta ci metteva giorni a tornare indietro, o la fotografia di un assegno presentata due volte in due posti diversi.