Una firma cieca permette a qualcuno di garantire per un documento senza poterlo leggere.
L’immagine da tenere in testa è una busta chiusa con dentro un foglio di carta carbone. Firmi sopra la busta, e la firma passa sul foglio che sta dentro. La firma è autentica. Chi ha firmato non ha mai visto cosa stava firmando.
Il crittografo David Chaum la descrisse nel 1982, a Berkeley, e fu la base del primo contante digitale che funzionasse davvero: una banca poteva certificare che una moneta era valida senza sapere quale moneta, né di chi. Nel 1988, con Amos Fiat e Moni Naor, ci aggiunse un’altra piega: una moneta che si può spendere fuori rete e in anonimo, ma dove spendere due volte la stessa moneta fa cadere fuori dalla matematica, da sola, l’identità di chi ha pagato. L’anonimato come condizione e non come promessa: lo perdi esattamente quando imbrogli.
Anche così, è andata a sbattere contro il muro che in questa materia torna sempre. Scoprire dopo un pagamento doppio non è la stessa cosa che impedirlo nel momento. Per essere certi sul momento, qualcuno che si possa raggiungere deve comunque dire: quella lì è già andata.